Margherita Porete (circa 1250 – 1º giugno 1310) è stata una mistica e scrittrice franco-belga del XIII secolo. 

Era una beghina, le beghine era una comunità non riconosciuta dall’autorità religiosa, e questo gli dava una certà libertà di movimento, facevano voto di povertà e castità. Nei documenti dell’Inquisizione venne descritta come “quod beginam”.

Erano delle mistiche, vivevano nella semplicità e più rigidamente dei Catari.

Nel 1200 le donne non potevano scrivere o discutere di religione e le begine erano un esempio di emancipazione femminile, a quei tempi inaccettabile, inoltre le donne vivendo in comunità trovarono una totale indipendenza dagli uomini.

Una situazione paradossale per gli uomini e la chiesa di Roma.

La Porete nasce a Valenciennes una città nella contea di Hainaut. Faceva parte dell’aristocrazia, e nel 239 il Vescovo di Cambrai dava proprio alle beghine il lavoro di traduttrici e copisteria.

Margherita scrisse alcune opere:

“Miroir des simples ames” è un testo mistico che tratta di temi di spiritualità e unione con Dio. Nel libro, Margherita esprime concetti di amore divino, contemplazione dell’anima e unione mistica con Dio.

Le tesi esposte nel libro furono tra i principali elementi per  l’accusa di eresia da parte dell’inquisizione che ne ordinò anche la distruzione di tutte le copie e la consegna immediata da chi ne avesse posseduta una copia, pena la scomunica.

Nonostante la sua condanna e il suo trattamento brutale da parte delle autorità religiose, l’opera di Margherita Porete ha continuato ad esercitare influenza sulla spiritualità e sulla mistica cristiana. Le sue idee sulla natura dell’amore divino e dell’unione mistica con Dio hanno continuato a ispirare generazioni di mistici e pensatori spirituali.

Nel 1309, il vescovo di Cambrai la mise sotto processo per eresia, accusandola di diffondere dottrine considerate pericolose e non conformi all’insegnamento della Chiesa. Margherita si rifiutò di ritrattare le sue convinzioni e, il 1 giugno 1310, fu messa al rogo a Parigi in Place de Grève, dinnanzi all’Hotel de la Ville, il Palazzo del Comune.

Nonostante la sua morte tragica, il suo lavoro ha continuato a essere studiato e apprezzato per la sua profondità spirituale e la sua audacia nel proporre nuove concezioni dell’amore divino e dell’unione con Dio.

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